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Economia circolare: la sostenibilità degli home appliance

L’industria degli elettrodomestici consuma un grande quantitativo di materie prime, energia e risorse che hanno un impatto rilevante sull’ambiente in ogni fase del ciclo di vita dell’apparecchio: dall'estrazione dei materiali, alla lavorazione, alla produzione, al trasporto, fino alla fine del suo utilizzo.

Come ridurre progressivamente l’impatto dei processi produttivi? Il settore Home appliance può essere considerato precursore dell’avvio di un modello di economia circolare. Oggi l’impegno dei produttori di elettrodomestici per la sostenibilità è rivolto alla progettazione di apparecchi sempre più efficienti da un punto di vista energetico e di risorse, durevoli e riparabili affinché sia possibile ridurre gli sprechi. In questo articolo approfondiamo l’economia circolare nell’ambito degli elettrodomestici.

Nello specifico, parliamo di:


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Economia circolare nel settore degli elettrodomestici

Con il termine economia circolare si fa riferimento a un modello di produzione e di consumo basato su 5 principi: riduzione, riparazione, ristrutturazione, riciclaggio e rivendita.
Seguendo questi principi, un prodotto giunto al termine del proprio ciclo vitale verrà scomposto nelle diverse parti di assemblaggio, che verranno sapientemente riciclate e troveranno vita in un nuovo ciclo produttivo. Così facendo, i componenti e i materiali potranno essere riutilizzati generando nuovo valore.
Applicare questo modello significa puntare all’estensione del ciclo di vita di un prodotto: la riduzione della mole di rifiuti e delle emissioni di CO2, derivanti dallo smaltimento di elettrodomestici ormai fuori uso, sono i principali driver di questo ciclo virtuoso.

Il circular model contrasta il modello economico lineare tradizionale, che segue il percorso “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Il modello lineare dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materie prime e risorse che ad oggi, con la delicata questione della scarsità delle materie, risulta molto limitata. Un utilizzo razionale di queste impatta sulla riduzione delle emissioni di CO2 e può contribuire al perseguimento degli obiettivi della Cop26.

Il passaggio da un’economia lineare a una circolare, infatti, è un cambiamento che coinvolge tutti: dal singolo cittadino all’organizzazione industriale, alla società a qualsiasi livello (locale, nazionale e globale). Anche i produttori di elettrodomestici sono chiamati a diffondere la cultura dell’economia circolare, perseguendo un circular process: a partire dall’uso di risorse e materiali, da un lato sono chiamati a perseguire l’efficienza energetica e, dall’altro, a sostenere il progresso tecnologico con la progettazione di prodotti innovativi.

Economia circolare elettrodomestici

 

Economia sostenibile ed elettrodomestici

L’industry Home appliance risulta essere uno dei mercati più sensibili ai temi della sostenibilità. In un’ottica di sustainability, non si può far riferimento solo all’efficienza energetica dei dispositivi domestici più recenti. Le nuove norme sull’etichettatura energetica sono un primo passo verso il futuro: per un’evoluzione veramente sostenibile, risulta necessario andare oltre. Bisogna intervenire con una regolamentazione sulla responsabilità estesa del produttore, con requisiti minimi sulla sostenibilità del prodotto e sulla misurazione dei processi di produzione dei materiali.

Nel marzo 2022, la Commissione Europea, con la Sustainable Product Policy initiative (Spi), ha presentato un primo pacchetto di proposte volte ad accelerare la transizione a un'economia circolare, spingendo il settore verso un mercato di apparecchi con un ciclo di vita più lungo. L’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), infatti, delinea nuovi requisiti per i produttori di dispositivi, che rendano i propri prodotti più durevoli, affidabili, riutilizzabili, riparabili e riciclabili, nonché più efficienti dal punto di vista energetico.

 
In conclusione, l’evoluzione da un modello economico lineare a uno circolare è un processo alquanto complesso, ma necessario per la sostenibilità ambientale del Paese. Promosso dalla Commissione Europea, questo passaggio necessita dell’impegno di diversi attori che sono chiamati ad attivarsi nel proprio ambito di competenza lungo l’intera filiera.
 

 

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